Lettere dalle famiglie

Questo spazio è a disposizione dei genitori che vogliono condividere con altri le proprie esperienze più significative, le soluzioni trovate o inventate dal nulla nel cammino quotidiano intrapreso con i propri figli. Per inserire in questa pagina il proprio contributo, scrivere in segreteria.

Lettera di una mamma americana

Questa è la lettera di una mamma americana che ha voluto incoraggiare una giovane coppia alla loro prima esperienza. La lettera è stata da me ricevuta in quanto iscritto ad un gruppo di discussione americano.

Così scrive ai neo genitori :

Non dimenticate di celebrare la nascita di una nuova vita. Ricordate che i medici devono proporre i peggiori scenari, ma ESSI REALMENTE NON SANNO! Quando Alyssa nacque, ricordo i commenti del pediatra per il quale avremmo dovuto internarla in istituto in quanto “non sarebbe mai stata in grado di riconoscerci.” QUANTO SI SBAGLIAVA! Alyssa riconosce noi, il fratello, i nonni, i compagni di classe…

Vi voglio trasmettere ciò che trovai molto prima che Alyssa nascesse, ma di cui ho riscoperto il vero significato solo dopo la sua nascita. Se lo aveste visto prima…

BENVENUTI IN OLANDA di Emily Perl Kingsley

Mi viene spesso richiesto di descrivere l’esperienza di allevare un bimbo disabile, allo scopo di aiutare la gente, che non ha condiviso quella esperienza unica, a capire o ad immaginare come ci si possa sentire.

È come…

Quando sei in procinto di avere un figlio è come pianificare una meravigliosa vacanza… in Italia.

Ti compri tutte le guide disponibili ed immagini cose meravigliose come il Colosseo, il Davide di Michelangelo, le gondole di Venezia. Puoi anche imparare semplici frasi in italiano.

È tutto molto eccitantante.

Dopo giorni di ansiosa attesa, finalmente il giorno arriva. Prepari le ultime cose e… parti.

Alcune ore dopo l’aereo atterra. La hostess ti accoglie e ti dice: “Benvenuta in Olanda”.

“Olanda?!” “Cosa significa Olanda? Io ho acquistato un biglietto per l’Italia. Io penso di dover essere in Italia. Tutta la mia vita ho sognato di andare in Italia.”

Deve esserci stato un cambio di rotta. L’apparecchio è atterrato in Olanda ed ora qui bisogna stare.

A ripensarci però…

la cosa più importante è che non ti abbiano portata in un posto orribile, disgustoso, con la pestilenza, la fame e le malattie. È solo un posto diverso.

E così vai a comperare nuove guide, impari un nuovo linguaggio e incontri un nuovo gruppo di persone che non avresti mai incontrato.

È proprio un posto diverso, è più calmo dell’Italia, meno brillante dell’Italia, ma dopo un pò ti guardi intorno e noti che l’Olanda ha i mulini a vento, l’Olanda ha i tulipani. L’Olanda ha perfino Rembrandt.

Ma tutti quelli che conosci vanno e vengono in continuazione dall’Italia e continuano a vantarsi di quali momenti meravigliosi abbiano avuto in italia e per il resto della tua vita continuerai a ripetere: ” eppure pensavo proprio di andare in Italia, era proprio ciò che avevo pianificato.”

Ed il dolore di ciò che non si è avverato non scomparirà mai più, perché la perdita di un sogno è una perdita molto significativa.

Ma se tu passi la vita rammaricandoti di non essere stata in Italia, non sarai mai libera di godere delle piacevoli cose dell’Olanda.

(Libera traduzione di Alfredo)

Gli Occhi dell’Anima

Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.
Uno dei due doveva sedersi sul letto un’ora al giorno durante il pomeriggio
per espellere delle secrezioni polmonari e respirare meglio.
Il suo letto si trovava di fianco all’unica finestra nella stanza.
L’altro uomo era costretto a passare supino le sue giornate.
I due compagni di sventura si parlavano per ore. Parlavano delle loro mogli, delle loro famiglie,
descrivendo le loro case, il loro lavoro, la loro esperienza al servizio militare
ed i luoghi dov’erano stati invacanza.
Ed ogni pomeriggio, allorché l’uomo nel letto vicino alla finestra si poteva sedere,
questi passava il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutto quello che vedeva fuori.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere nient’altro che per questi periodi di un’ora durante
i quali il suo mondo si apriva ed arricchiva di tutte le attività e colori del mondo esterno.
Dalla camera, la vista dava su di un parco con un bel lago.
Le anatre ed i cigni giocavano nell’acqua,
mentre i bambini facevano navigare i loro modelli di battelli in scala.
Gli innamorati camminavano a braccetto in mezzo a fiori dai colori dell’arcobaleno.
Degli alberi secolari decoravano il paesaggio e si poteva intravedere in lontananza la città.
Mentre l’uomo alla finestra descriveva tutti questi dettagli, l’altro chiudeva gli occhi e
si immaginava le scene pittoresche.
Durante un bel pomeriggio, l’uomo alla finestra descrisse una parata che passava li davanti.
Sebbene l’altro uomo non avesse potuto udire l’orchestra,
riuscì a vederla con gli occhi della propria immaginazione,
talmente il suo compagno la descrisse nei minimi dettagli.
I giorni e le settimane passarono.
Una mattina, all’ora del bagno, l’infermiera trovò il corpo esanime dell’uomo vicino alla finestra, palesemente morto nel sonno.
Rattristata, essa chiamò gli addetti della camera mortuaria perché venissero a ritirare il corpo.
Non appena sentì che il momento fosse appropriato,
l’altro uomo chiese se poteva essere spostato in prossimità della finestra.
L’infermiera, felice di potergli accordare questo piccolo favore,
si assicurò del suo confort e lo lasciò solo.
Lentamente, sofferente, l’uomo si sollevò un poco, appoggiandosi su di un sostegno,
per gettare un primo colpo d’occhio all’esterno.
Finalmente, avrebbe avuto la gioia di vedere lui stesso quanto il suo amico gli aveva descritto.
Si allungò per girarsi lentamente verso la finestra vicina al letto…
e tutto ciò che vide fu un muro!
L’uomo domandò all’infermiera perché il suo compagno di stanza deceduto
gli avesse dipinto tutta un’altra realtà.
L’infermiera rispose che quell’uomo era cieco, e che non poteva nemmeno vedere il muro.
“Forse ha solamente voluto incoraggiarvi”, commentò.

EPILOGO

Vi è una felicità straordinaria nel rendere felici gli altri,
a discapito delle nostre proprie sofferenze.
La pena condivisa riduce a metà il dolore,
ma la felicità, una volta condivisa, si ritrova raddoppiata.
Se volete sentirvi ricchi, non avete che da contare, tra tutte le cose che possedete,
quelle che il denaro non può comperare.
L’oggi è un regalo, ed è per questo che in molte lingue lo si chiama “presente”.
L’origine di questo messaggio (tradotto in varie lingue) è sconosciuta,
ma porta una grande felicità a tutti coloro che lo diffondono.
Non conservate questa pagina.
Inviatela ai vostri amici ai quali desiderate augurare di trascorrere momenti felici.

Come gli aquiloni

I figli sono come gli aquiloni,

passi la vita a cercare di farli alzare da terra.

Corri e corri con loro fino a restare tutti e due senza fiato.

E tu rappezzi e conforti, aggiusti e insegni.

Li vedi sollevarsi nel vento e li rassicuri che presto impareranno a volare.

Infine sono in aria: gli ci vuole più spago e tu seguiti a darne.

E a ogni metro di corda che sfugge dalla tua mano,

il cuore ti si riempie di gioia e di tristezza insieme.

Giorno dopo giorno, l’aquilone si allontana sempre di più,

e tu senti che non passerà molto tempo

che quella bella creatura spezzi il filo che vi unisce e si innalzi,

come è giusto che sia, libera e sola.

Allora soltanto saprai di avere assolto il tuo compito.

Erma Bombeck

Non tutti i figli voleranno via…”liberi e soli come è giusto che sia…”, alcuni si impiglieranno nei rami di un albero, altri, troppo goffi e pesanti, o forse malcostruiti, a fatica si alzeranno da terra per ricadere subito dopo voli brevi e certamente non arditi, altri ancora magari riusciranno a volare….ma non potranno mai “spezzare il filo”… e chi lo guidava dovrà un giorno “cedere il rocchetto con il filo” a qualcun’ altro, con la speranza che gli sforzi fatti per farlo alzare il volo non siano vanificati da un “pilota” inadatto, per mancanza di amore, di tempo, o solamente di fiducia. E chi regge il filo, pur cosciente di dove quell’aquilone non arriverà mai, spesso non smette comunque di correre…

Fam. Mosconi

 

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